Lampedusa è un avamposto strategico nel cuore del Mediterraneo, definita "la portaerei d'Italia" per la sua posizione tra Europa e Nord Africa. Con appena 20 km² di superficie, l'isola ospita una delle più alte concentrazioni di installazioni militari del Paese.
Strutture Militari Attuali
L'isola ospita diverse installazioni, alcune delle quali interoperabili con la NATO.
Aeronautica Militare
- 134ª Squadriglia Radar Remota: Gestisce sensori radar avanzati (come il FADR RAT-31DL) per la sorveglianza dello spazio aereo. I dati sono integrati nella rete di difesa aerea nazionale e NATO.
- Sistemi Radar: Quattro sistemi radar di ultima generazione installati negli ultimi anni.
Il radome della 134ª Squadriglia Radar Remota domina il paesaggio dell'isola
Marina Militare e Guardia Costiera
- Stazioni radar costiere per il monitoraggio del traffico marittimo.
- Base operativa per le operazioni SAR (Search and Rescue) nel Canale di Sicilia.
- Coordinamento con Frontex per il pattugliamento delle frontiere.
Altre Forze
- Guardia di Finanza: Due caserme, presenza navale e aerea costante per operazioni di polizia di frontiera.
- Carabinieri: Stazione permanente sull'isola.
- Esercito Italiano: Presente con l'operazione "Strade Sicure".
La Base LORAN-C Americana (1972-1994)
Storia dell'Installazione
Nel 1972, la Guardia Costiera degli Stati Uniti trasferì a Lampedusa una stazione del sistema di radionavigazione LORAN-C (Long Range Navigation), precedentemente situata in Libia.
La base, denominata "Stazione di Sincronizzazione e Trasmissione LORAN-C Slave Mediterranean Sea / Lampedusa" (codice "Xray"), era situata a Capo Ponente, l'estremità occidentale dell'isola.
Funzione Strategica
Il sistema LORAN-C permetteva la navigazione elettronica nel Mediterraneo, integrandosi con stazioni simili a:
- Sellia Marina (Calabria) - Stazione "Master"
- Estartit (Spagna)
- Kargaburun (Turchia)
La base supportava sia la navigazione civile che le operazioni militari NATO nel Mediterraneo.
L'ingresso della Stazione LORAN-C di Lampedusa con il cartello della Guardia Costiera
Lo stemma commemorativo della Base LORAN-C Lampedusa - Guardia Costiera
Ufficiali della Guardia Costiera USA presso la base LORAN di Lampedusa
Dismissione
La stazione cessò le trasmissioni il 31 dicembre 1994 e fu dismessa nel gennaio 1995, con il passaggio delle strutture al controllo militare italiano. I resti della base sono ancora visibili a Capo Ponente.
I resti della recinzione della base LORAN a Capo Ponente, oggi abbandonata
L'Attacco Missilistico Libico (15 Aprile 1986)
La base LORAN sotto sorveglianza militare dopo l'attacco - il cartello "BASE NATO CHIUSO"
Il Contesto
Il 14 aprile 1986, gli Stati Uniti lanciarono l'Operazione El Dorado Canyon: 24 bombardieri attaccarono Tripoli e altri obiettivi in Libia, nel tentativo di eliminare il colonnello Muʿammar Gheddafi. L'operazione fu ordinata dal presidente Ronald Reagan come ritorsione per l'attentato alla discoteca La Belle di Berlino (5 aprile 1986), frequentata da soldati americani.
L'Attacco
Il giorno successivo, 15 aprile 1986, poco prima delle 17:00, i lampedusani udirono due forti boati. La Libia aveva lanciato due missili SS-1c Scud B (R-300 9K72 Elbrus) di fabbricazione sovietica contro la base LORAN americana.
Entrambi i missili mancarono il bersaglio:
- Il primo esplose 2 km a nord-ovest di Capo Ponente
- Il secondo cadde 2 km a sud-ovest dell'isola
Non ci furono vittime né danni.
La prima pagina dei giornali italiani il giorno dopo l'attacco
La Reazione
Il comandante della base, Tenente Ernest Del Bueno, fece evacuare il personale statunitense. La notizia gettò nel panico gli isolani:
- Le famiglie si rifugiarono nei vecchi dammusi di campagna
- Alcuni occuparono le gallerie-ricovero della Seconda Guerra Mondiale
- Le scuole furono chiuse
- I pescatori non uscirono dal porto
- I turisti abbandonarono l'isola
- La giunta comunale organizzò un corteo pacifista
La Rivendicazione
Il 16 aprile, l'ambasciatore libico a Roma, Abdulrahman Shalgam, rivendicò l'attacco: "I missili sono venuti dalla Libia. Non abbiamo cercato di colpire l'Italia, ma una base USA."
Conseguenze
- La stazione LORAN fu posta sotto comando NATO con controllo italiano
- Fu rafforzata la sicurezza con un distaccamento militare permanente
- L'evento segnò una grave crisi diplomatica Italia-Libia
L'Operazione Girasole
In risposta all'attacco, la Marina Militare italiana schierò immediatamente una forza navale a protezione dell'isola, denominata Operazione Girasole.
Unità navali coinvolte:
- Incrociatore Andrea Doria
- Incrociatore Caio Duilio (C 554)
- Cacciatorpediniere Audace
- Cacciatorpediniere Intrepido
- Fregata Lupo
- Fregata Libeccio
- Nave rifornitrice Stromboli
La flotta della Marina Militare in formazione nel Canale di Sicilia
Testimonianza di un marinaio: Un veterano della Marina, in servizio sul Caio Duilio quella notte, ha raccontato: "C'era anche l'incrociatore Caio Duilio (554) quella notte di Aprile. I missili ci passarono sopra la testa!" - una testimonianza che conferma la vicinanza delle navi italiane alla traiettoria dei missili libici.
L'arrivo dei mezzi militari italiani a Lampedusa dopo l'attacco libico
Un soldato italiano sorveglia la strada che porta alla base LORAN
Militari italiani in pattuglia presso le installazioni radar dell'isola
Il vecchio fortino costiero riutilizzato come postazione di osservazione
Le Controversie
Vent'anni dopo, alcuni alti ufficiali sollevarono dubbi sulla veridicità dell'attacco:
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Il generale Basilio Cottone, ex capo dell'Aeronautica, dichiarò: "Personalmente non ho mai creduto che siano stati lanciati missili da parte libica." I radar italiani non erano in grado di rilevare missili Scud, e solo i satelliti americani potevano confermare il lancio.
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Il generale Mario Arpino aggiunse di non aver mai trovato "prove evidenti dell'attacco: nemmeno una scheggia".
Secondo questa ipotesi, a Gheddafi conveniva "cavalcare gli eventi" per non perdere la faccia davanti al mondo arabo dopo il bombardamento americano. Tuttavia, la testimonianza dei marinai italiani presenti quella notte sembra confermare il passaggio degli ordigni.
Le Operazioni nel Mediterraneo
Mappa Frontex delle rotte migratorie verso Lampedusa e i punti di partenza dal Nord Africa
Operazione Mare Nostrum (2013-2014)
Lanciata il 18 ottobre 2013, dopo il tragico naufragio del 3 ottobre (366 morti), fu una vasta missione italiana di soccorso in mare.
- Forze impiegate: Marina Militare e Aeronautica Militare
- Costo: circa 114 milioni di euro (9,5 milioni/mese)
- Base logistica: sito avanzato a Lampedusa
- Risultati: decine di migliaia di migranti salvati
- Fine: 31 ottobre 2014
Operazione Triton (2014-2018)
Subentrò a Mare Nostrum il 1° novembre 2014, sotto il coordinamento di Frontex.
- Partecipanti: 29 paesi
- Budget: 2,9 milioni di euro/mese (un terzo di Mare Nostrum)
- Limite operativo: 30 miglia dalle coste italiane
- Differenza cruciale: obiettivo principale il controllo delle frontiere, non il soccorso
- Conseguenze: aumento drammatico delle morti in mare (nove volte superiore secondo l'OIM)
Operazione Themis (dal 2018)
Attualmente in corso, ha sostituito Triton ampliando l'area di azione verso il Mediterraneo orientale.
- Focus: law enforcement e contrasto all'immigrazione irregolare
- Coordinamento: Frontex con supporto italiano
Motovedetta della Polizia di Frontiera rumena impegnata nelle operazioni Frontex
Motovedetta della Guardia Costiera lituana nel porto di Lampedusa
Motovedette di diversi paesi europei ormeggiate a Lampedusa per le operazioni Frontex
La Guardia Costiera: Eroi del Mare
La sede della Guardia Costiera di Lampedusa domina il porto
Il Ruolo nei Soccorsi
La 7ª Squadriglia della Guardia Costiera di Lampedusa è in prima linea nelle operazioni SAR (Search and Rescue) nel Canale di Sicilia.
Come spiega il comandante, Tenente di Vascello Flavio Verde: "Nel mare non c'è la corsia d'emergenza. Un istante in più di attesa può decidere della vita o della morte di un essere umano."
La motovedetta CP319 rientra nel porto di Lampedusa con i migranti soccorsi
Un'operazione di soccorso in mare: la nave CP905 coordina il trasbordo dei migranti
Motovedette della Guardia Costiera durante un intervento SAR nel Canale di Sicilia
Statistiche
- 2021: 22.300 migranti soccorsi, 300 eventi SAR coordinati
- Gli equipaggi possono restare in mare per giorni senza dormire né mangiare
- Le motovedette si spingono anche in acque maltesi e tunisine
Organico Nazionale
La Guardia Costiera italiana conta:
- 10.200 persone (12% donne)
- 557 mezzi navali
- 4 aerei e 14 elicotteri
- 15 Direzioni marittime, 55 Capitanerie di porto
La Solidarietà dei Civili
Nei momenti più drammatici, i civili lampedusani si uniscono ai soccorsi: nel settembre 2024, quando un barchino si è ribaltato a pochi metri da Capo Ponente, gli isolani hanno lanciato salvagenti e cime ai naufraghi prima ancora dell'arrivo delle motovedette.
Il Dibattito sulla Militarizzazione
Le Preoccupazioni Locali
La crescente presenza militare sull'isola è oggetto di dibattito tra i residenti.
Critiche sollevate:
- Inquinamento elettromagnetico: preoccupazioni per l'elevata densità di radar e antenne. Il comune presenta il tasso di mortalità per tumori maschili più alto della Sicilia (+20% rispetto alla media regionale). Il Comitato di Salute Pubblica chiede un'indagine epidemiologica.
- Impatto paesaggistico: le infrastrutture militari alterano il profilo naturale dell'isola.
- Densità delle strutture: a fronte di 20 km², l'isola ospita caserme di Aeronautica (2), Guardia di Finanza (2), Guardia Costiera, Carabinieri, oltre a Frontex, Esercito e Polizia.
Le Voci Critiche
Il Collettivo Askavusa, guidato dall'artista Giacomo Sferlazzo, denuncia dal 2011 la "militarizzazione del Mediterraneo" e propone che Lampedusa si dichiari "isola di pace".
La Posizione Istituzionale
Le autorità sottolineano il ruolo strategico dell'isola per:
- La sicurezza nazionale e NATO
- Il controllo delle frontiere europee
- Il coordinamento dei soccorsi in mare
Il dibattito resta aperto tra chi vede nella presenza militare una garanzia di sicurezza e chi la considera un peso eccessivo per una piccola comunità insulare.